7 risvolti negativi del vivere all’estero di cui nessuno osa parlare

Sempre più Italiani vogliono andare a vivere all’estero, perché la situazione attuale politica e sociale rasenta il ridicolo, indipendentemente da chi votate tutti saranno d’accordo nel dirvi che si sentono insoddisfatti dell’attuale situazione del paese, e vi diranno che vorrebbero andare all’estero.

Sembra quasi che l’Italia sia il peggior paese del mondo, e che andando a vere all’estero si troveranno sempre fortune, gioie e felicità. La realtà purtroppo si scontra sempre con la fantasia, e in questo articolo vi citerò 7 cose che probabilmente affronterete se andrete a vivere all’estero. Con questo articolo non voglio scoraggiarvi e distruggere le vostre speranze di una nuova vita all’estero, ma voglio fare chiarezza per evitare il crearsi di illusioni che possano facilmente scoraggiarvi.

1. Nessuno racconta i propri fallimenti: quando sentiamo di persone che hanno vissuto, o vivono, all’estero sentiamo sempre le cose positive, sia perché non ci vogliono deprimere sia perché a nessuno piace fallire, e quindi nessuno racconta di quanto male vanno le cose, se vanno male.
Invece ci arrivano sempre notizie di persone di successo, che hanno trovato il lavoro dei loro sogni, che sono rispettati sempre, ecc. Questo può essere vero, ma non bisogna crearsi l’illusione che tutto sia perfetto, e l’illusione è facile che nasca.

2. Il cibo fa schifo: una delle lamentele che si sentono spesso, da chi sta vivendo all’estero, è che il cibo fa schifo. Questo è vero solo a metà, perché non è tanto il cibo a fare schifo ma siamo noi che dobbiamo riabituarci al modo di mangiare di un altro paese. La cosa non riesce sempre facile però, perché dietro il cibo spesso si legano tradizioni e modi di cucinare che sono praticamente fuse con noi.
Ovviamente non partire e perdere un’opportunità per il semplice cibo sarebbe stupido, ma prepariamoci mentalmente alla possibilità che la fase iniziale di approvvigionamento alimentare possa essere diversa.

3. Usi diversi: anche il semplice atto del pagamento di una bolletta, o di un’imposta, è totalmente diverso. Le burocrazie straniere sono spesso molto più leggere di quelle Italiane, ma questo non vuol dire che non nascondano insidie e tranelli di pari crudeltà.

4. L’assistenza sanitaria: tanti dimenticano che, anche in Europa, l’Italia è uno dei paesi con la sanità accessibile al mondo, anche in termini di qualità delle cure nonostante la diffamazione continua verso le strutture pubbliche. Questo vuol dire che andando all’estero probabilmente dovrete premunirvi a dovere anche in quel campo. Molto non ci pensano perché gli Italiani danno l’assistenza sanitaria gratuita per scontata, giustamente, ma non è così in tutto il mondo purtroppo.

5. Costumi diversi: il modo di parlare, di vestire, di uscire con gli amici è diverso e può portare facilmente ad incomprensioni o al non essere facilmente accettati. Bisogna abituarsi.

6. La lontananza da casa: a meno che non odiate famiglia e amici, vi mancherà molto uscire con loro. Provate a farvi venire un’influenza mentre siete totalmente da soli, senza nessuno da chiamare per farvi portare una medicina o un po’ di conforto, oppure provate a perdere per sbaglio le chiavi di casa e capirete l’importanza dei parenti.

7. Le scelte politiche degli altri paesi: potreste pensare che negli altri paesi siano messi meglio di noi, ma basta leggere un po’ di cronaca internazionale per scoprire comportamenti scandalosi nella aule di tribunale degli altri paesi. Fatevi un giro e scoprirete delle belle. Questo per farvi capire, ancora una volta, che non vi state dirigendo in un mondo perfetto.

Se volete andare a vivere all’estero fatelo, ci sono molte opportunità ed esperienze di vita che vi aspettano. Ma siate consapevoli che non siate scambiando l’imperfetta Italia per un perfetto paese straniero, ma l’imperfetta vita Italiana con l’imperfetta vita di quel paese.

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6 commenti a “7 risvolti negativi del vivere all’estero di cui nessuno osa parlare”

  1. Stefano scrive: 4 novembre 2011 alle 09:17

    Io ho vissuto in Lettonia per sei mesi e ad aprile partirò per gli Stati Uniti per un anno (più altri viaggi sia di studio che di piacere), quindi sento di poter rispondere a questo articolo.

    1 – Sarà, ma tutti quelli che ho incontrato dopo essere stati all’estero mi hanno raccontato di esperienze fantastiche. In Australia pare che si possa trovare un lavoro di basso livello senza difficoltà, ma non penso si possa dire lo stesso dell’Italia. Non ho mai sentito storie di falliti o disoccupati, questo è sicuro.

    2 – A meno che non si vada in posti veramente ma veramente strani, il cibo non è un problema. Gli ingredienti per farsi qualsiasi pietanza italiana in casa ci sono sempre (magari sono un po’ più costosi, ma l’unica cosa di cui ho sentito veramente la mancanza è la panna e il prosciutto crudo). In compenso si trovano un sacco di cibi che in Italia non esistono, e sono veramente buonissimi. E se proprio non si può vivere senza pizza, in tutte le città del mondo esiste almeno una pizzeria gestita da italiani.

    3 – Basta stare un po’ attenti, e si riesce a risolvere la burocrazia senza problemi: come hai detto tu è molto ma molto più semplice di quella italiana! Piuttosto, questo problema deve porselo uno straniero che vuole venire a vivere qui.

    4 – Ormai in tutta Europa l’assistenza sanitaria è gratuita. La mera esistenza di istituti ospedalieri privati NON significa che esistano solo quelli! Tutti i Paesi UE hanno la sanità garantita. Anche negli Stati Uniti è pieno di ospedali pubblici dove il pronto soccorso è totalmente gratuito. Io pago una cosa come 15$ a settimana di assicurazione sanitaria, e mi sembra un prezzo assai adeguato per avere un’assistenza mille volte superiore che in Italia. Se poi con altri 2,5$ a settimana ho anche la convenzione odontoiatrica tanto meglio (addio 1000€ da pagare al dentista).

    5 – Personalmente, questo problema non l’ho mai rilevato. Anzi, il fascino del made in Italy colpisce sempre e le persone sono sempre interessate a scoprire i costumi dell’Italia e le sue tradizioni. In più, mi sono divertito molto a scoprire il modo di ragionare e di comportarsi in culture diverse dalla mia.

    6 – Ok, lasciare famiglia ed amici può essere un duro colpo, ma c’è da considerare che non si farà la vita da eremiti nel Paese di destinazione. Incontrare nuove persone non è affatto difficile, e in un paio di settimane ci si sarà fatti una nuova cerchia di amicizie.

    7 – Oddio, ma peggio dell’Italia è veramente difficile, eh! Bisogna andare proprio in Somalia, Iran, Palestina o Korea del Nord per trovare uno scenario politico peggiore di quello nostrano.

    Come vedi sì, io andando all’estero mi sono trovato molto bene. ;)

  2. Andrej scrive: 24 novembre 2011 alle 22:56

    Good Luck Stefano…..Comunque io la fortuna l’ho trovata in Italia : il più vario e interessante paese al mondo…o quasi !
    Dasvidanja

  3. Ily scrive: 1 gennaio 2012 alle 19:39

    scusami se sarò schietta con il mio breve commento.. ma è tutto alquanto infantile!!! : )

  4. CLAUDIO scrive: 4 gennaio 2012 alle 16:32

    scappare dall’italia ,paese dei tartassati,andate all’estero,sempre nell’unione europea.ITALIA NO!!!!!!!!

  5. Martina Vatti scrive: 4 gennaio 2012 alle 19:48

    Ringrazio a tutti dei commenti fino ad ora lasciati. Molti non sono stati pubblicati perché erano pieni di insulti, parolacce ed imprecazioni, contro l’Italia e contro di me.
    Questo articolo era un esperimento per vedere se è vero che agli Italiani non puoi toccare l’estero: è vero.

    Nonostante tutto continuo a sostenere che lasciare l’Italia non è tutto rose e fiori. Questo non vuol dire che non sia spesso necessario, o conveniente (c’è scritto a fine articolo), semplicemente bisogna badare al fatto che andare via non è un sogno che va a realizzarsi, ma il tentativo struggente di risvegliarsi da un incubo terribile.

    Quindi non mi sento infantile nel soppesare vantaggi e svantaggi di una determinata realtà.

    Tra l’altro sulle politiche e le burocrazie degli altri paesi ci sarebbe molto da scrivere. Di certo le notizie negativi non le trovi sui giornali Italiani (perché non interessano). E non serve andare in Somalia o altri paesi, basta andare semplicemente in Inghilterra, per fare un nome.

  6. Dino (amministratore) scrive: 4 gennaio 2012 alle 20:38

    Una nota per tutti: se volete criticare fatelo pure, però non scrivete parolacce e scrivete in un Italiano corretto e comprensibile. Non possiamo pubblicare commenti volgari.

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